Digitale o Pellicola?

Nel 1975 un ingegnere di nome Steven Sasson inventò la prima macchina fotografica digitale, un prototipo che pesava quasi 4 kg, aveva una risoluzione di 0,1 Megapixel e registrava le foto su nastro magnetico. Ai tempi Sasson lavorava per la Kodak, l’azienda che, grazie all’intraprendenza del suo fondatore, George Eastman, aveva portato la fotografia al grande pubblico. Entusiasta, l’ingegnere elettronico presentò la sua invenzione al board aziendale, ma si sentì rispondere che probabilmente a nessuno sarebbe interessato guardare delle foto alla televisione: la lungimiranza di Eastman aveva abbandonato la Kodak.

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Una simulazione vecchia pellicola ottenuta in post-produzione: la colorazione seppia e il bordo sbiadito servono a dare l’idea di una foto antica
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Altra simulazione pellicola, questa volta una recente pellicola in bianco e nero con contrasti elevati

Infatti oggi la fotografia digitale è ampiamente più diffusa della fotografia a pellicola, ormai relegata a pratica di nicchia per professionisti o nostalgici. In realtà la pellicola ancora oggi presenta dei vantaggi rispetto al digitale e, quando si sceglie di dedicarsi all’arte della scrittura con la luce, occorrerebbe farci un pensierino o, quantomeno, studiare entrambe le tecnologie, per trarre il massimo vantaggio da entrambe.

Innanzitutto la fotografia a pellicola ha un fascino vintage di cui la fotografia si nutre: vi siete chiesti perché molte macchine fotografiche di ultimissima generazione hanno un aspetto decisamente retrò? Per il semplice motivo che nessuno più di un fotografo è affascinato e affezionato al passato. Tuttavia state lontani da quegli invasati che vi dicono che la vera fotografia è solo a pellicola: essere legati al passato non significa restarci impantanati. È vero che, soprattutto se fotografare è una vostra passione, contano anche le motivazioni del cuore, ma, quando queste diventano un ostacolo, il rischio è che la passione passi presto, quindi cerchiamo di mettere un po’ d’ordine e analizzare razionalmente pro e contro.

Costi

Un corpo macchina digitale è costoso e tende a diventare osboleto nel giro di pochi anni, mentre corpi che usano la pellicola sono più economici e sono rimasti perlopiù invariati dagli anni Settanta. I miei genitori hanno una vecchia Yashica regalata loro per il loro matrimonio nel 1979: funziona ancora alla perfezione. Inoltre la fotografia digitale può richiedere spese extra molto costose, per monitor, stampanti e strumenti di calibrazione: tutto dipende dalla qualità che volete raggiungere.

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Alcune pellicole commerciali, come la Kodachrome prima e la Fuji Velvia, devono il loro grande successo per i colori estremamente saturi che restituiscono alle stampe

La fotografia a pellicola invece comporterà costi più o meno contenuti per pellicole e stampe, anche nel caso di qualità più elevate. Soprattutto se scattate in bianco e nero, non sarà difficile imparare a fare lo sviluppo per conto proprio. All’occorrenza si può anche investire denaro per uno scanner che converta i negativi in file digitali.

Disponibilità

Sempre più spesso si sente di innovazione nel campo digitale, mentre lo sviluppo della fotografia a pellicola è fermo, ma, ancora peggio, sempre meno produttori rendono disponibili sul mercato attrezzature e pellicole. A parte alcune instant-camera che cercano di solleticare perlopiù la mania dei selfie, rischiate di dovervi accontentare di attrezzature vecchie o costosissime apparecchiature professionali.

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Anche il materiale didattico è più facile da reperire sulla fotografia digitale che su quella analogica. Il libro di P. Schaefer sulla fotografia è un must per i fotografi a pellicola, ma anche uno dei pochi testi specializzati in circolazione. Per non parlare del materiale sul web: in merito alla fotografia digitale, potete trovare di tutto

Ingombro

In tutti quei contesti in cui è fondamentale viaggiare leggeri, ridurre l’ingombro o passare inosservati, come nella street photography, la fotografia digitale è indubbiamente superiore. Certo, la più ingombrante delle D-SLR è ancora pesante da portare in giro, ma nessuna macchina a pellicola potrà mai eguagliare la qualità delle più piccole fotocamere digitali. Senza contare che nello spazio di un rullino da 36 negativi, potete ospitare in borsa diverse schede di memoria da centinaia di scatti.

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Visitare musei, castelli e chiese con attrezzatura ingombrante può essere un problema, soprattutto se la visita guidata impone dei ritmi serrati. Una compatta digitale può essere una soluzione pratica

Anteprima

La fotografia digitale vi permette di tenere sempre sotto controllo gli scatti appena effettuati: oltre alla visualizzazione sullo schermo della macchina fotografica, sui set organizzati è facile scaricare immediatamente le foto sul computer e osservarle nel dettaglio. Va detto che questo può essere uno svantaggio. Il fotografo più pigro, scatterà con leggerezza e minore programmazione, sapendo di poter verificare subito cosa è venuto fuori. Anche il fatto di non sprecare pellicola porta a scattare all’impazzata, confidando di poter fare una selezione dopo lo scatto.

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Va anche detto che per alcuni l’attesa dello sviluppo dei negativi e la scoperta di ciò che si è riusciti a ottenere ha un’attrattiva in sé.

D’altro canto, col digitale, in contesti in cui la rapidità conta, potersi permettere qualche prova senza pensarci troppo può essere utile, senza pensare che dover cambiare spesso rullino porta a spendere ulteriore tempo. Soprattutto se si vuole cambiare tipo di pellicola, tra uno scatto e l’altro (per aumentare/ridurre la sensibilità, passare dal bianco e nero al colore e viceversa), potrebbe rendersi necessario avere più macchine fotografiche caricate con diverse pellicole: col digitale basta premere un tasto, girare una rotella e passerete agilmente da un 400 ISO a colori a un 100 ISO monocromo.

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Esistono fotocamere digitali che scattano solo in bianco e nero, come una versione della Leica M, e in generale in fotografia digitale si può scegliere se scattare in digitale o a colori, ma vi consiglio di scattare a colori e decidere in post-produzione.

Post-produzione

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Giocare con la post-produzione è più semplice con la fotografia digitale

Vorrei sfatare un mito comune, quello secondo cui il digitale ha rovinato la fotografia contamindandola con il fotoritocco. Per convenzione si colloca la data di nascita della fotografia nel 1839, anno in cui Talbot e Daguerre misero a punto le loro tecniche fotografiche, rispettivamente il calotipo e il dagherrotipo. Ebbene, le prime notizie di foto ritoccate risalgono all’esposizione universale di Parigi del 1855, dopo soli 16 anni. Io stesso in un articolo ho accennato alla tecnica della doppia esposizione, usatissimo nella fotografia a pellicola anche, per esempio, per ammorbirie la pelle delle persone, esponendo occhi e bocca in una prima espozione e il resto del viso in una seconda, dopo aver dato una robusta schicchera (sic!) al proiettore, per far sì che l’effetto mosso sfocasse rughe e altre imperfezioni.

Ciò che è innegabile è che la fotografia digitale abbia reso tutto ciò molto più accessibile e semplice da realizzare, nel bene e nel male (basti pensare agli effetti detti filtri, di cui troppo spesso si abusa).

Rumore e grana

Quando si scatta a sensibilità elevate, nella fotografia digitale si osserva quello che in gergo è chiamato rumore, cioè un disturbo. In realtà ci sono due tipi di rumore, quello di luminanza e quello di crominanza. Il primo è molto simile a un effetto che si verifica anche con la pellicola, una sorta di grana, che tuttavia non sempre è un problema, anzi molti fotografi trovano che dia un certo fascino alle foto, rendendole più simili a dipinti antichi. Il secondo invece si riscontra solo nella fotografia digitale e, trattandosi di una serie di minuscole macchioline di colore, di fascino ne ha ben poco. Scattare a valori ISO bassi (comunque più alti, con i moderni sensori, di quelli a cui la grana comincia ad alterare i vostri scatti) o cercare di ridurre il rumore in post-produzione sono le uniche possibilità.

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Fotografare eventi sportivi con scarsa illuminazione, richiede sensibilità elevate e tanto rumore o grana: nella pellicola, la grana si vede anche a valori ISO più bassi, ma il rumore del digitale è decisamente più sgradevole

Esiste in realtà un terzo tipo di rumore, anch’esso presente solo nella fotografia digitale, il rumore da lunga esposizione. In caso di esposizioni prolungate, diciamo almeno 30 secondi, il sensore, come qualsiasi circuito elettrico, tende a riscaldarsi e quel calore genera un rumore termico. Alcune macchine più costose hanno un sistema di riduzione di tale rumore, che, in genere, consiste nell’accendere e spegnere il sensore: funziona abbastanza bene, ma richiede molto più tempo (di solito doppio) di quello richiesto dall’esposizione desiderata.

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Secondo i suoi estimatori, la pellicola cattura la luce e i colori in modo superiore, rispetto alla pellicola

Alimentazione

Esistono macchine fotografiche a pellicola il cui funzionamento è interamente meccanico e non richiedono alcun tipo di batteria. A patto di non aver bisogno di usare il flash, scattando con tali macchine, non avrete mai più il problema di restare scarichi.

Affidabilità

Anche grazie all’elettronica limitata o assente e alla semplicità dei meccanismi, i corpi macchina a pellicola sono solitamente più robusti, affidabili e longevi.

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La manutenzione delle apparecchiature digitale è più complicata e onerosa dei dispositivi a pellicola

Archiviazione e stampa

Le fotografie digitali possono essere visualizzate su computer, smartphone e tablet, oltre che stampate. Possono essere facilmente duplicate e archiviate in posti diversi. La fotografia a pellicola non dà queste possibilità. Potrete effettuare più stampe, ma avrete sempre un solo negativo: tutt’al più potrete digitalizzarlo. Eppure per alcuni proprio questo è un problema: il fatto che non sia necessario stampare le foto, fa sì che sempre meno persone lo facciano. A prescindere dal fatto che un formato digitale può diventare obsoleto e farvi perdere le vostre foto, anche io, convinto sostenitore del digitale, devo ammettere che sfogliare le stampe delle mie foto mi dà una soddisfazione che non provo quando le guardo sullo schermo. E, per quanto le persone cui scatto foto possano esserne soddisfatte, non le ho mai viste così contente, come quando gliene ho fatto stampare una particolarmente riuscita in grande formato.

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Il mio primo fotolibro

In conclusione, a mio modesto parere non esiste una superiorità assoluta di una tecnologia sull’altra: entrambe presentano vantaggi e svantaggi e, per quanto all’inizio di questo articolo vi ho consigliato di tenere a bada il cuore, non significa che dobbiate escluderlo del tutto. L’importante è scegliere con consapevolezza ciò che è in grado di soddisfare al meglio le nostre esigenze e aspettative.

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