Visione e previsualizzazione

La fotografia è fortemente influenzata dalla nostra visione del mondo, non solo intesa come la nostra vista, ma proprio dal modo in cui percepiamo la realtà e, soprattutto, come la interpretiamo. Quando scattiamo una fotografia spesso pensiamo agli aspetti tecnici, come l’esposizione corretta, il che è più che giusto, ma non basta.

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Prendete una ragazza carina in una giornata ventosa, datele un foulard con cui giocare e preparatevi a scattare

Solitamente si parte dal soggetto: individuato ciò che ci interessa, decidiamo di fotografarlo. A questo punto abbiamo due possibilità:

  1. Mettere il nostro soggetto in primo piano, ben al centro, con un’inquadratura piatta e bilanciata e scattare, quindi, in sintesi, concentrarsi solo sul soggetto;

  2. Esplorare la scena, valutare un’esposizione particolare (come un high o low key), scegliere un punto di vista diverso o una composizione non convenzionale, insomma, concentrarsi sulla fotografia, invece che sul soggetto.

Se scegliete la seconda opzione, dovete imparare a previsualizzare i vostri scatti. Immaginare come verranno, prevedere l’immagine finale. Gli street photographer vivono di previsualizzazione, perché il più delle volte devono prevedere come si comporteranno gli ignari soggetti delle loro foto e prepararsi per tempo a cogliere l’istante decisivo.

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Conoscere il percorso di una competizione può aiutarvi a prevedere il momento giusto per scattare

Nell’epoca della fotografia digitale la previsualizzazione è un po’ sottovalutata, perché è facile scattare, riguardare subito l’immagine e decidere se prenderla per buona o scattare di nuovo, senza considerare che un eventuale ritaglio in post-produzione è un’operazione davvero alla portata di chiunque. Resta da decidere se ciò che vogliamo è scattare per tentativi, finché non otteniamo ciò che vogliamo (o perdiamo la possibilità di farlo, perché il nostro soggetto si sposta, se ne va o cambia in qualche altro modo), o se vogliamo diventare bravi fotografi “one shot, one kill”.

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Non ho avuto una seconda occasione per questo scatto: ho dovuto scattare d’istinto per fissare questo momento

Per un fotografo le opportunità migliori sono date da quelle immagini che sono sotto gli occhi di tutti, ma nessuno vede. Per cogliere tali opportunità occorre allenare lo sguardo, ma anche conoscere il funzionamento della vista umana non guasta. Innanzitutto distinguiamo nelle immagini che osserviamo due tipi di spazio, quello positivo e quello negativo. A grandi linee possiamo definire lo spazio positivo come quello occupato dal soggetto e quello negativo come quello che lo circonda (fino alla cornice, al bordo dell’inquadratura), ma con qualche piccolo trucco è possibile invertirli o comunque trasformare un semplice spazio vuoto in un soggetto a sé.

Croce
In questa immagine è possibile vedere una croce oppure quattro triangoli: dipende dalla nostra percezione dello spazio negativo

Per questo non basta mettere il soggetto al centro e inquadrarlo da vicino per avere una bella foto: l’occhio deve seguire un percorso nelle vostre fotografie, deve avere spazio in cui muoversi. Il che non significa lasciare il soggetto al centro con tanto spazio vuoto nell’inquadratura, perché ciò non creerà nessuna ancora visiva e l’occhio, dopo uno o due tentativi di esplorare la scena, tornerà a fissarsi al centro e si stancherà presto.

Traingoli
Cambiando la superficie dei due colori in gioco, cambia anche la nostra percezione degli spazi in esso contenuti

Un modo semplice, eppure estremamente efficace, per migliorare i vostri scatti consiste proprio nel bilanciare in modo adeguato spazio positivo e negativo. Il più delle volte basta fare un passo avanti o uno indietro, uno sulla destra o sulla sinistra, per stravolgere un’inquadratura e cambiare totalmente i rapporti tra gli elementi e lo spazio nell’immagine. Il punto di vista è importante, perché ognuno di noi ne ha uno personale e la fotografia è un ottimo mezzo per esprimerlo. Un mio amico mi ha raccontato di una splendida chiesetta in Italia, a nord, davanti alla quale hanno messo una postazione ben segnalata per i fotografi, come a dire “questo è il punto giusto in cui mettersi, se si vuole fotografare questa chiesa”. Trovo un’idea del genere raccapricciante! Quale sarebbe la soddisfazione, la scoperta personale, nel salire in montagna con l’attrezzatura in spalla solo per mettermi in coda e scattare la stessa fotografia che hanno scattato tutti prima di me? Tanto varrebbe comprare una cartolina al bar a fondovalle! Cercate di non cadere mai in simili trappole.

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Quel giorno percorremmo la strada più lunga, che girava dietro la collina, ma in cambio trovai un’inquadratura meno banale

Il trucco consiste nel concedersi del tempo. Quando si arriva su una scena con la propria macchina fotografica, nulla è più sbagliato del mettersi subito a scattare inquadrando indiscriminatamente tutto ciò che ci capita a tiro. Certo, se appena arrivati cogliete un soggetto particolarmente interessante, che sta per sfuggirvi, allora procedete. Comunque, subito dopo, prendete qualche minuto per valutare cosa c’è di bello da fotografare. Io qualche volta mi diverto a osservare cosa guardano gli altri e, soprattutto, cosa non guardano: sareste sorpresi di scoprire quante belle foto ho fatto a cose che nessuno stava osservando.

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Dove gli altri vedevano un cacciavite, io ho visto questo

Un paio di anni fa mi capitò addirittura di arrivare in una piccola piazzetta proprio sul mare. Potete immaginare come fosse possibile scattare almeno un paio di foto “da cartolina”, magari non originalissime, ma comunque interessanti. Mi misi da un lato a osservare e vidi che c’era già una fotografa che stava scattando moltissime foto, praticamente a ogni cosa. Osservavo la scena in cerca di soggetti e osservavo lei, quando lo sguardo mi cadde su una ragazza, seduta sulla balaustra a picco sul mare. Accanto a lei c’era una bicicletta e davanti, in lontananza una piccola barca a vela. Immaginai che quella ragazza, che avevo lo sguardo fisso in direzione del mare, fosse giunta lì con la bicicletta e ora fosse persa nei suoi pensieri, magari sognando un viaggio in barca. Andai alle sue spalle, inquadrai e scattai. Con mio sommo stupore, vidi che pochi istanti dopo la fotografa di cui parlavo prima stava scattando la stessa fotografia: aveva trascorso almeno una mezz’ora (il tempo che io ero stato a osservare) sulla scena e, presa dalla foga di scattare, non aveva visto il soggetto migliore che aveva a disposizione.

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La mia inconsapevole modella e il suo sogno in riva al mare

Quella piazzetta è decisamente carina, proprio a picco sul mare, con le sue panche di pietra, ma è sotto gli occhi di decine di persone, tutti i giorni. Certo, per chi non l’ha mai vista, può risultare sufficientemente esotica da attirare lo sguardo per un po’, ma la presenza di quella ragazza ha dato tutto un altro valore alla scena. Mi incuriosii così tanto che dopo, con la scusa di fotografare la barca a vela, mi avvicinai alla balaustra, cambiai obiettivo e, prima di scattare, mi girai “distrattamente” a guardarla, vedendo che stava osservando quello che facevo, e mi sorrise: ancora oggi mi chiedo se si fosse accorta che l’avevo fotografata.

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La foto alla barca è decisamente meno interessante

Osservate dunque! E sperimentate! Vedere ciò che gli altri non vedono non significa solo trovare qualcosa che non si vede tutti i giorni o cui nessuno presta la dovuta attenzione, ma anche inquadrare un soggetto in modo diverso, congelare un movimento troppo rapido per essere percepito nitidamente (difficile) o sfocarne uno con un’esposizione lunga (più facile): provate a esercitarvi, per esempio, con esposizioni prolungate al mare o lungo un fiume, per ottenere l’effetto nebbia sull’acqua.

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In questo caso ho preferito congelare il movimento per non perdere le espressioni degli attori

Cercate di sviluppare uno stile personale, anche partendo dallo studio del lavoro altrui, ma cercando di reinterpretarlo e, comunque, non lasciate che il vostro stile e le vostre preferenze interferiscano con la vostra visione: un buon soggetto è un buon soggetto anche se non rientra nei vostri interessi abituali e se richiede, per rendere al meglio, uno stile diverso dal vostro preferito per essere inserito in una buona fotografia.

3 pensieri riguardo “Visione e previsualizzazione

  1. abbiamo modi di vedere la fotografia davvero uguali, anch’io amo osservare un paesaggio da mille inquadrature diverse e in genere previsualizzo ciò che ho in mente già prima di scattare. Di solito amo le foto di paesaggio pure, dove non ci sono persone, ma in molte occasioni mi serve un soggetto da inserire per collegarlo a qualche pensiero, ed ecco che, come nel tuo caso, vado a cercare qualcosa d’interessante. Una volta ho scattato una foto al tramonto dove due amanti “stringevano” fra loro un raggio di sole. 😉

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