La legge della strada

Nel mio ultimo articolo ho accennato alla libertà di scattare fotografie in pubblico e credo che l’argomento meriti un approfondimento, benché nessun articolo sul web possa avere qualsivoglia valore legale e, nel caso di dubbi o controversie, vi consiglio comunque di rivolgervi a un legale esperto, che valuti il caso specifico.

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I cosplayer alle manifestazioni  a tema poseranno volentieri per voi e non faranno storie. Cercate di essere gentili e far avere loro le foto

Come vi dicevo, in Italia non c’è una legge che vi vieti di scattare una foto in un luogo pubblico, eccetto alcune zone considerate a rischio sicurezza, come aeroporti, stazioni e installazioni militari, luoghi in cui comunque si solito (ma non sempre) è dichiarato esplicitamente il divieto con apposita segnaletica. Questo vuol dire che sul suolo pubblico potete fotografare cose e persone, senza restrizioni di sorta, compresi, per esempio, pubblici ufficiali nell’esercizio delle loro funzioni.

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A una manifestazione sportiva potrebbero impedirvi di scattare fotografie, ma, nel caso ve lo consentano, non dovreste avere problemi di copyright

Per quanto riguarda luoghi privati, prima di scattare una foto, avrete bisogno di un’autorizzazione. In caso non vi siano cartelli di divieto, potete provare a scattare una o due foto e vedere cosa succede: se è vietato, arriverà certamente qualcuno a dirvelo. In ogni caso ricordate sempre che nessun addetto alla sicurezza può toccarvi o imporvi di mostrare loro o cancellare le foto che avete scattato.

Io, prima di entrare in un luogo a pagamento, mi premuro sempre di chiedere se è possibile scattare fotografie e, in caso di rifiuto, decido se vale ancora la pena entrarci: fate attenzione, perché molti organizzatori disonesti mettono cartelli di divieto in una zona accessibile solo dopo aver pagato il biglietto. A me in un notissimo duomo del centro Italia capitò una cosa simile: andai a protestare e mi fu risposto che le fotografie avrebbero disturbato la sacralità del luogo. Peccato che nelle sacrestia, ben visibile dalla navata centrale, erano in vendita libri con quelle stesse fotografie che scattate da me sarebbero state dissacranti: chiesi se fossero state fate con una macchina fotografica benedetta, mentre balbettavano una confusa risposta, ricordai loro di un tizio che cacciò i mercanti dal tempio e me ne andai via, rinunciando alle mie foto e deciso più che mai a non comprare quei dannati libri.

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Alcuni luoghi di interesse culturale, come ville e castelli, possono richiedere l’autorizzazione degli enti che li gestiscono per fotografare al loro interno, ma riprenderli dal suolo pubblico è sempre possibile

Casomai il vero problema al giorno d’oggi può essere distinguere tra luoghi pubblici e privati, dato che sempre più spesso le amministrazioni cittadine concedono in uso a privati vasti spazi per la creazione di aree commerciali e parchi.

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Potete fotografare loghi, marchi e cartelloni pubblicitari sparsi per la città senza problemi

Comunque, in generale, è concesso fotografare qualsiasi edificio o monumento da un punto di ripresa situato sul suolo pubblico. In realtà in Italia non esiste una legge che disciplini la cosiddetta “libertà di panorama“, ma, proprio per questo si applica il principio per cui ciò che non è espressamente vietato è consentito. Potrebbero proibirvi di scattare o chiedere un pagamento per scattare fotografie a opere coperte da copyright, per esempio quelle esposte in un museo o in generale quelle il cui autore è ancora in vita o morto da meno di settant’anni. Se volte fotografare il Colosseo, invece, non avrete alcun problema.

Almeno non in Italia. In Francia, per esempio, la legge è un po’ più stringente: non solo non potete scattare foto a una persona senza il suo consenso (men che meno pubblicarla), ma anche sulla libertà di panorama ci sono forti restrizioni. Per esempio, mentre è lecito fotografare la Torre Eiffel di giorno (chi deteneva i diritti li ha liberalizzati), non è permesso farlo di notte, quando è illuminata, perché la società che ha provveduto all’impianto di illuminazione non ha concesso i diritti. Anche in Germania e Regno Unito le leggi sono meno permissive: più si va al Nord, più la privacy è considerata sacra. Se andate all’estero, è comunque buona norma informarsi sulle leggi locali.

Anzi, non solo sulle leggi, ma anche sulle consuetudini. Anche in paesi dove è lecito scattare, gli abitanti potrebbero avere un atteggiamento restio davanti all’obiettivo. D’altro canto ci sono zone nel mondo dove le persone sono ben felici di farsi fotografare. Alcuni fotografi consigliano di offrire soldi, soprattutto nelle zone più povere in cambio delle vostre fotografie, ma io ve lo sconsiglio, innanzitutto perché potrebbe essere considerato offensivo e poi perché il più delle volte non è necessario: se una persona vuole soldi, in cambio della vostra foto, ve lo farà sapere nel momento in cui punterete l’obiettivo. In quel caso, contrattate il prezzo prima di fare la foto.

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Avevo scattato una foto all’Imperatore senza il suo consenso e me la sono vista davvero brutta!

Se vi capitasse di urtare la suscettibilità di qualcuno, siate pronti a chiedere scusa. Mettetevi sempre nei panni degli altri, soprattutto se vi trovate a che fare con una cultura che non conoscete. Usare il buon senso è sempre la strada migliore, perché spesso l’unico vero limite è la propria morale. Per esempio, è lecito modificare una foto in post-produzione? Non toglie autenticità allo scatto? Per me, le risposte sono sì e no. Soprattutto una foto scattata in fretta, magari tenendo la macchina da un fianco, senza mirare, potrebbe aver bisogno di essere ritagliata o raddrizzata, mentre un improvviso passaggio di una nuvola sul Sole potrebbe richiedere un ritocco dell’esposizione, del bilanciamento del bianco o del contrasto: nulla che renda la foto falsa, ma solo più gradevole.

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Uno scatto eseguito davanti a una galleria d’arte: non ha certo perso autenticità per un po’ di post-produzione

Tutto ciò per quanto riguarda il diritto di scattare fotografie, mentre, per quanto riguarda il pubblicarle, la storia è un po’ diversa. Per quanto riguarda l’uso non commerciale delle fotografie, alcuni sostengono che non esistono vincoli e si possono usare le foto come più vi aggrada. In realtà il confine tra uso commerciale e non commerciale è labile (se voglio utilizzare una foto per il mio book, non la venderò, ma la userò per pubblicizzare la mia attività a fine di lucro: si tratta di uso commerciale o meno?), quindi, quando possibile, vi consiglio comunque di farvi firmare una liberatoria o un contratto TF, onde evitare futuri grattacapi.

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La mia amica Ilaria mi scattò questa foto durante una grigliata: imbarazzante? Forse. Diffamatoria? No!

In caso di uso commerciale, probabilmente la liberatoria prevederà un compenso da riconoscere ai vostri soggetti, in cambio dell’utilizzo. Il compenso, tanto per il soggetto, quanto per il fotografo che vuole vendere i diritti di utilizzo dell’immagine, sarà pattuito in base a quale uso si vuol fare dell’immagine e per quanto tempo sarà disponibile. I termini dell’accordo possono riguardare la distribuzione, la diffusione e la riproduzione dell’immagine, nonché la cessione completa dei diritti, pratica sempre sconsigliata a un fotografo. Come sconsigliato, anzi vietato, è l’uso diffamatorio di una fotografia, benché anche sul concetto di diffamatorio c’è ambiguità: una foto imbarazzante non necessariamente è diffamatoria (la foto di un soggetto con la bocca spalancata mentre sta per addentare un cucchiaio di torta), mentre una foto normalissima, può essere utilizzata in un contesto diffamante (un bel primo piano sorridente di un bel ragazzo usata per reclamizzare la prevenzione delle malattie veneree).

La liberatoria è utile anche per dimostrare che avete effettivamente scattato voi la foto: per quanto non sia necessario registrarla, una volta immessa in rete, per esempio, ne perderete il controllo. Altro buon motivo per scattare in formato raw o a pellicola, se ci pensate: chiunque voglia dimostrare che la vostra foto è in realtà sua, dovrà spiegare perché voi avete l’originale e lui no. Comunque rassegnatevi all’idea che ciò che è in Rete può essere preso in qualsiasi momento, soprattutto se caricato su un social network, che spesso ha scarsi sistemi di protezione e alta condivisibilità, social network che quasi certamente nelle sue policy di utilizzo accampa diritti sui contenuti che caricate.

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Quando ho deciso di creare questo sito, ho anche creato un logo da aggiungere a tutte le fotografie

Potete inserire nelle vostre foto dei dati EXIF, o metadati, che riportino le informazioni sul copyright, ma questi possono essere facilmente rimossi, anzi alcuni social network li rimuovono di default. Altra possibilità è quella di inserire un logo o una filigrana sull’immagine, che sia abbastanza elaborata da non poter essere cancellata facilmente, ma spesso ha un brutto effetto sulla foto.

 

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