La responsabilità del fotografo

Scrivo questo articolo un po’ di getto, sull’onda delle emozioni che mi ha suscitato un articolo apparso su “La Repubblica” e che mi ha dato molto da pensare. Spesso, quando parlo con i miei amici o tengo un corso, insisto sulle responsabilità del fotografo e altrettanto spesso mi rendo conto quanto possa essere sottovalutata, tanto dal fotografo stesso, quanto da chi fruisce il suo lavoro.

Innanzitutto, la fotografia è sempre percepita come testimonianza, nel bene e nel male, e questo non può essere trascurato. Ripeterò fino alla nausea che una fotografia non rappresenta la realtà, ma nel migliore dei casi una realtà: se il fotografo è bravo, quella che ha scelto, altrimenti una a caso. Eppure le persone si aspettano da una foto che racconti la verità, guardano con sospetto al fotoritocco e spesso si stupiscono, quando vedono riprese palesemente artefatte.

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Ebbene sì, ho un Ala-X nel garage e qualche volta ci faccio un giro. Qualcosa da ridire?

Per questo motivo, il fotografo di cronaca o di reportage ha la responsabilità di ciò che racconta, perché, se in un set di moda o pubblicitario nessuno si aspetta veramente di vedere una scena reale, sui giornali e riviste pretendiamo di leggere della realtà e in fin dei conti non credo che sia ingiusto. Se non rappresentare LA realtà, in questi casi la fotografia deve almeno non mistificare i fatti.

Double Manu
Per fortuna questa foto è falsa: di Emanuela ce n’è una sola

Tuttavia non siamo obbligati a farlo, a patto di esplicitare bene cosa stiamo facendo. Possiamo dichiarare di servirci di immagini di repertorio o di ricostruzioni o, più semplicemente, possiamo decidere di non scattare e di non raccontare, nel caso in cui non sia quello il nostro scopo o la nostra etica ci dica che ciò che stiamo per fotografare può ledere la dignità di qualcuno.

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Chi può sentirsi offeso per un piccolo artificio?

 

Non sono un fotoreporter, non sono un fotografo “impegnato” (o engagé o concerned) e, più che raccontare fatti, a me interessa ricordare sensazioni. Ciò non mi solleva dalle responsabilità non da tutte almeno. Quando si pensa alla fotografia spesso pensiamo ai momenti importanti della nostra vita, come cerimonie e feste, eventi in cui non di rado si decide di ingaggiare un fotografo professionista, per affidare a lui il compito.

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Occhio allo sfondo delle vostre foto

Com’è accaduto nell’articolo di cui vi accennavo. Nulla di particolarmente eccezionale. Una cerimonia  religiosa, una prima comunione, è affidata a un fotografo scelto dalla parrocchia, per evitare che troppi fotografi affollino la chiesa, ma qualcosa va storto e il momento in cui la bambina prende l’ostia va perso: non una foto, non un video.

Errore del fotografo, certamente. Le limitazioni poste dal parroco sono un maldestro tentativo di giustificarsi: un professionista avrebbe dovuto accorgersi prima dell’impedimento e segnalarlo, magari rinunciare all’incarico, se impossibilitato a svolgerlo come da aspettative del committente. Ancor più grave, a mio avviso, è stata la mancata segnalazione dell’inconveniente a lavoro ultimato.

… Però… Sì, c’è un però che mi pesa. E che mi fa innervosire non poco. Questo “però” riguarda gli importi in gioco in questa faccenda, ampiamente riportati e documentati nell’articolo. Il fotografo è stato ingaggiato per la cifra di 70 €. Immagino che la cerimonia prevedesse la comunione di più bambini e quella sia intesa come quota a bambino. La cifra che il fotografo dovrà sborsare, considerando il rimobrso, i danni e le spese processuali sono, se ho fatto bene i conti, 7642,50 € più gli interessi, che mi è impossibile calcolare dai dati in mio possesso, ma, anche qualora non ve ne fossero, mi sembra già abbastanza: più di 100 volte il guadagno pattuito.

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Il vago sorriso del fotografo assorto che punta la preda

Non voglio sminuire l’importanza del ricordo, anzi, lo ribadisco, ne sono affascinato, ne sono quasi innamorato, forse è il motivo per cui più mi piace fotografare: fare in modo che le cose che mi emozionano non si perdano. Non voglio sminuire l’importanza del momento per chi ha fede e considera importante quella tappa per lo sviluppo religioso dei bambini. Né voglio sminuire la delusione della bambina per aver perso le immagini di quel momento, anche se forse precipitare in uno stato depressivo è un po’ eccessivo e richiederebbe un diverso approccio nel caricarla di aspettative. Nulla di tutto ciò. Anzi, voglio sottilearne l’importanza.

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Fotografare i miei amici è il mio sport preferito

E mi chiedo se tutto ciò valga solo 70 €. Se i vostri ricordi, la vostra sorpresa nel vedere le immagini che li hanno immortalati, la vostra gioia nell’andarle a rivedere a distanza di anni, valgono solo 70 €. Io credo di no. Io spero di no, per voi. Personalmente ho ricordi che non vorrei perdere nemmeno per 70.000 € e vi auguro che sia lo stesso per voi.

Ma quel che penso io conta poco. C’è un giudice, da qualche parte, che ha stabilito che tutto ciò vale migliaia di euro. Eppure a quel fotografo, se avesse fatto bene il suo lavoro, se fosse riuscito a impiegare proficuamente e con professionalità il suo prezioso tempo, ne avrebbero dati solo settanta.

In vita mia mi sono capitate diverse persone che mi hanno chiesto di fotografarli, cosa che ho sempre fatto con piacere, cercando sempre di ottenere il massimo che le mie capacità e la mia attrezzatura mi consentiva. Eppure mi sono (quasi) sempre rifiutato di scattare foto durante momenti unici, come i matrimoni. Un po’, lo ammetto, per vigliaccheria. Non volevo correre il rischio di rovinare i loro ricordi con brutte (o magari nessuna) foto.

E leggere notizie come questa mi fa pensare che forse sono un vigliacco, ma per fare il fotografo ci vuole un grande coraggio. In un’epoca in cui tutti scattano e si preferisce indire un concorso per dilettanti per raccogliere foto da utilizzare per reportage e promozioni, un professionista vede già i suoi margini di guadagno ridotti all’osso. Poi deve anche scontrarsi con richieste di risarcimento inverosimilmente spoporzionati al profitto e mi chiedo chi glielo faccia fare.

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Il piacere del fotografare qualcosa che nessun altro ha visto è per me già una ricca ricompensa

Oltre tutto, una macchina fotografica può rompersi, una scheda di memoria danneggiarsi, una batteria esaurirsi, compromettendo il guadagno del fotografo, e spesso occorre portarsi dietro dei ricambi per ridurre il rischio: chi paga una seconda macchina fotografica inutilizzata, portata solo per prevenire ogni evenienza, con soli 70 € di incasso?

Alcuni mi chiedono perché non mi faccio pagare per le mie foto, perché non “monetizzo”. Io di solito rispondo che non voglio trasformare le mia passione in un lavoro, perché voglio che resti una passione. Voglio scattare dove e quando mi pare. Ma io ho la fortuna di avere un altro lavoro. Qualche soldo in più mi farebbe comodo, certo. Ma il gioco vale la candela? Quando il rischio di impresa è così incredibilmente sottostimato, non è meglio rinunciarvi?

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La professione del fotografo può essere un azzardo

Nel mondo della fotografia ci sono tanti che al solo presentarsi come fotografi dovrebbero essere arrestati per oltraggio, ciò è innegabile. Ma ci sono anche tanti professionisti che meritano tutta la nostra stima, tutto il nostro rispetto e compensi ben maggiori di quelli che chiedono per il loro lavoro.

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Alla fin fine io sono fortunato, per me la fotografia è un gioco

Perciò, quando avete bisogno di un fotografo, prima di chiamare il vostro amico bravo che vuole solo 100 € in nero o magari neanche quelli, prima di proporre compensi ridicoli a un professionista, fatevi una semplice domanda: quanto valgono i vostri ricordi?

4 pensieri riguardo “La responsabilità del fotografo

  1. molto interessante questa tua riflessione, anch’io come te uso la fotografia come un hobby, nel mio caso si tratta di fotografia di paesaggio, di solito non amo fotografare le persone, anche per tutte le cose che ne possono scaturire. Il discorso sarebbe così ampio che dovrei farne un articolo lungo almeno quanto il tuo, ad esempio se in un paesaggio rimane immortalata una persona, e quest’ultima si vede in qualche modo lesa la sua privacy, perché magari non doveva essere lì in quel momento, che cosa potrebbe passare quel fotografo? Spesso scattiamo sull’onda emotiva, ci servono soggetti, terzi d’immagine, sfondi, prospettive, la chiave umana diventa strumento di lettura al quale si guarda con distacco.
    Al giorno d’oggi siamo ogni giorno sotto l’occhio di migliaia di telecamere, migliaia di persone ci riprendono con telefoni di ogni tipo, eppure c’è sempre il dubbio che ogni minimo particolare di ogni nostra foto possa ledere il concetto di privacy, quasi ne avessimo ancora una.
    E una piccola divagazione sul tema, ma sai com’è, noi fotografi ci piace essere anche un po’ opinionisti. Riguardo il tuo articolo, è vero, ci sono fotografi che si svendono pur di portare a casa un lavoro e chi vive di sola fotografia non deve passarsela tanto bene al giorno d’oggi. Io ti dirò, ho scoperto la mia passione per la fotografia solo da adulto, avrei voluto farlo di mestiere se solo avessi avuto questa mia passione fin da giovane, ma leggendo articoli come questo penso che non avrei avuto vita facile. 😉

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