Flusso fotografico… di cassa

Ci sono mestieri che hanno un’aura speciale, particolare. Ci si aspetta sempre che un fotografo sia spinto dalla passione e talvolta anche che sia un artista bohémien che campa d’aria e di soddisfazione professionale, ma non è mai così. Anche e soprattutto i fotografi devono sbarcare il lunario, quindi anche loro devono imparare a gestire un’impresa, sia anche solo un’impresa personale, insomma libero professionismo.

Un professionista non deve avere solo talento, ma anche sapersi gestire economicamente

Ovviamente, sarebbe preferibile rivolgerci a un professionista esperto, un commercialista capace (in fondo, abbiamo rispetto per la competenza), ma a patto di potercelo permettere e, soprattutto quando si muovono i primi passi, potrebbe non essere così. Quindi dobbiamo, non fosse altro per poter interagire con criterio con chi si occuperà di questi aspetti, saper gestire un progetto, pianificare un budget e avere familiarità con ROI (Return of Investment) e flusso di cassa, quindi comprendere quanto dobbiamo guadagnare a fronte di un investimento e come assicurarci nell’arco dell’anno che i guadagni fluiscano costantemente, in modo da far fronte man mano alle spese che il lavoro comporta.

Work sucks, but we need bucks!

E tutto ciò, adattandolo e adattandoci al continuo fluire della fotografia nel mondo moderno, in cui tutto cambia nel giro di pochi anni, talvolta anche di pochi mesi. Non solo per i fotografi, ma anche per gli altri. Secondo un studio, mediamente i pasti nei ristoranti durano il 30% in più circa rispetto alla durata che avevano prima del boom della fotografia digitale: questo per tutto il tempo che si perde a fotografare il cibo, farsi selfie e, magari, farsi scaldare le pietanze che si raffreddano, mentre scattiamo foto. Tutto ciò, ricade sugli incassi dei ristoratori che hanno meno coperti disponibili (in realtà gli stessi, ma per meno tempo) e, dunque, guadagnano meno.

Sembra incredibile, ma la fotografia digitale ha impatto sul business della ristorazione

Ma torniamo a noi. Oggi la concorrenza è decisamente aumentata. Per assurdo, il fatto di vivere nella società dell’immagine, in cui la fotografia ha pervaso (quasi) ogni aspetto della nostra esistenza, la vita per un fotografo professionista si è fatta molto più difficile, per via del gran numero di immagini a disposizione praticamente ovunque. Prendiamo, per esempio, i fotoreporter. Prima, quando c’era un evento che richiede copertura mediatica, i fotoreporter dovevano essere rapidi a recarsi sul posto, ma, nonostante questo, il più delle volte arrivavano a cose fatte e riprendevano quello che potevano. Al giorno d’oggi, sul posto quasi certamente si trovano diversi smartphone pronti a catturare immagini in tempo reale. E poco importa se quelle immagini sono fuori fuoco o storte, anzi, l’imperfezione darà loro un maggiore senso di autenticità: sarà lo sguardo del testimone oculare non filtrato dalla manipolazione del medium (o almeno così credono in molti).

Agli spettacoli e ai concerti c’è spesso qualcuno che riprende con gli smartphone la scena

E che dire, invece, di manifestazioni ed eventi che richiedono un reportage? Una volta lo si commissionava a un fotografo esperto, di solito specializzato in quel tipo di lavoro, così come il materiale pubblicitario per tali eventi e luoghi turistici. Oggi non mancano concorsi fotografici in cui, con la promessa di pochi euro di premio, si chiede ai fotoamatori di inviare le loro immagini, riservandosi il diritto di utilizzarle per scopi promozionali. È facile così raccogliere decine, se non centinaia di foto, tra cui sceglierne una dozzina adatte o adattabili alla realizzazione di servizi e brochure.

Nella fotografia sportiva, ancora resiste il ricorso a professionisti

I fotoamatori poi hanno da diversi anni scoperto i siti di microstocking, portali dove possono caricare le loro immagini e venderle principalmente per scopi editoriali e pubblicitari. Ovviamente, tutto è perfettamente lecito: non ci sogneremmo mai di contestare tale opportunità. È solo un altro esempio della concorrenza cui deve far fronte un fotografo professionista. L’editore di una rivista può acquistare per una trentina di dollari o di euro un’immagine che può utilizzare anche per una copertina che, realizzata da un professionista, costerebbe anche cento volte tanto.

Foto di cani e gatti sono molto comuni nel microstocking

Non stupisce, dunque, che ci siano fotografi professionisti, per lo più alle prime esperienze, che accettano di lavorare anche gratis, per “entrare nel giro”, farsi conoscere e sperare che il prossimo lavoro sia invece retribuito. In fondo, diciamolo, quanti fotoamatori pagherebbero per avere una loro foto sulla copertina di Vogue, National Geographic o Sport Illustrated? Figurarsi chi vuole intraprendere la professione e pensa di poter avere la carriera spianata davanti a sé, con la giusta occasione.

Ogni fotoamatore ha nel cassetto la sua immagine da copertina, probabilmente

Su questo torneremo in un prossimo articolo, per ora limitiamoci ai consigli di rito. Innanzitutto, rimboccarsi le maniche, ben sapendo, comunque, che il duro lavoro da solo non basta. Occorre sapersi adattare, magari specializzare, trovare il giusto spunto creativo, possibilmente nell’ambito che più ci piace, proprio per favorire la creatività e l’impegno, arrivando a crearsi una propria nicchia di mercato, anche più d’una, se ci specializziamo in più ambiti. E ricordarsi sempre di gestire il proprio lavoro come un professionista, che sa mescolare entusiasmo e competenza, anzi, competenze: tutte quelle necessarie a un imprenditore, incluso il saper gestire un flusso di cassa.

Il professionismo comporta dei rischi

3 pensieri riguardo “Flusso fotografico… di cassa

  1. non dev’essere facile emergere in questo campo. Io ho sempre scattato per passione, negli ultimi anni ho sognato di farlo anche di mestiere, ma anche leggendo articoli come questo comprendo sempre di più quanto sia complicato farsi strada in questo settore e sperare di guadagnarci qualcosa. Per il momento scatto solo per portare avanti il mio blog di viaggi…😉😊
    Bell’articolo, molto interessante..👍

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