Catchlight

In fotografia tutto è riconducibile alla luce. Anche un patito dello spazio negativo e del buio, un utilizzatore compulsivo del chiaroscuro, non lo può negare: se anche le ombre danno forma alla luce, è la luce la materia prima con cui il fotografo lavora, la luce che si riflette sul soggetto e finisce, tramite l’obiettivo, sul materiale fototosensibile, pellicola o sensore che sia.

Su alcuni occhioni è possibile riflettere anche l’immagine stessa del fotografo

Anche nel ritratto la luce è fondamentale. Una luce beauty appiattisce i lineamenti e nasconde le imperfezioni della pelle, mentre una laterale o Rembrandt da un taglio più drammatico allo scatto. Una luce di riempimento compensa le ombre che si creano sui lati non illuminati e una luce d’effetto può creare un gradevole riflesso sui capelli dei modelli, ma c’è una luce su tutte che i ritrattisti apprezzano e ricercano, una che anche un fruitore non esperto nota, anche solo inconsciamente, e gradisce, quella che i fotografi chiamano catchlight.

Il catchlight negli occhi di Annalisa rende il suo sguardo molto più vivido

Si tratta di quel riflesso di luce negli occhi. Gli occhi, infatti, forse non saranno lo specchio dell’anima, ma di sicuro sono una superficie sufficientemente riflettente per una luce che li colpisca direttamente e, essendo sferici, la luce è riflessa un po’ in tutte le direzioni, compresa quella in cui si trova l’obiettivo, creando quel gradevole effetto di cui accennavamo prima.

A causa dello sguardo laterale di Marta, il riflesso di luce cade sulla sclera dell’occhio, che è bianca, e non è quindi visibile

Del resto, sappiamo bene quanto gli occhi siano importanti nella fotografia di ritratto, tanto che in un ritratto “canonico” possiamo accettare che qualsiasi cosa sia fuori fuoco, tranne, per l’appunto, gli occhi. E su di essi, infatti, che va il nostro sguardo per primo e ci aspettiamo di trovarli sempre ben visibili e pieni di vita. Il catchlight serve proprio a questo scopo: rendere lo sguardo vivo. E a tal proposito, quasi tutte le macchine fotografiche, anche le più economiche punta-e-scatta, solitamente hanno un piccolo flash integrato insufficiente per quasi tutte le necessità, tranne ricreare proprio il catchlight nei ritratti.

Molto spesso, fotografiamo il riflesso negli occhi delle persone, più che le persone stesse, ma loro non lo sanno e sono felici lo stesso

Negli ultimi anni, si è diffusa la moda di utilizzare il flash anulare, solitamente utilizzato nello still life e nella macro-fotografia, anche per i ritratti e questo fa sì che, invece di un circolo di luce dall’aspetto naturale, anche quando naturale non è, si crei una sorta di anello di luce intorno alla pupilla dei soggetti, effetto tutt’altro che bello da vedere. Ma prestiamo attenzione anche all’utilizzo di softbox rettangolari o quadrati, perché anche questi creano un riflesso di forma innaturale.

Gli occhiali scuri di Mariele nascondono il catchlight, ma riflettono in maniera molto evidente la sagoma del softbox quadrato che le sta illuminando il viso

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