Contro (e pro) i concorsi fotografici

Siamo esseri sociali. Potete verificare ovunque vogliate, Internet, testi accademici, riviste di sociologia: non temo smentite. Questo implica che siamo in costante ricerca di consenso (chi più, chi meno) e di riconoscimento. E quale miglior riconoscimento di un premio?

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Dov’è Wally?

E il web pullula di concorsi, piccoli e grandi cui anche i fotoamatori possono partecipare. Alcuni hanno delle limitazioni, non solo sul soggetto, ma anche sull’età, sul genere e sulla residenza del fotografo, ma con un po’ di buona volontà, non è difficile trovare qualche contest che si adatti alle nostre esigenze. Esiste perfino un social network, ViewBug, che si basa su contest e challange (i primi con premi e i secondi no). E non mancano siti che aggregano concorsi fotografici.

A parte la soddisfazione del proprio ego, prepararsi per un concorso fotografico è un buon esercizio, un modo per darsi un compito e imparare a portarlo a termine, così come partecipare ci aiuta a valutare il risultato che abbiamo ottenuto.

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Tutto meraviglioso, dunque? Purtroppo no! Sorvolando sui concorsi i cui organizzatori vi chiedono una quota di partecipazione, pratica che non condivido, ma perlomeno è ben chiara e definita, quelli da cui più vi consiglio di stare alla larga sono quelli che prevedono la cessione dei diritti delle vostre foto.

Per esempio, recentemente mi sono imbattuto in un concorso a tema naturalistico organizzato da un ente pubblico, con premi da 100 € fino a 1200 € per i primi dodici classificati. Il concorso è aperto a tutti i maggiorenni e non prevede alcuna quota di partecipazione. Sembrerebbe niente male.

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Peccato che tra le clausole del concorso c’è scritto che l’ente organizzatrice si riserva non solo il diritto di utilizzare TUTTE le immagini inviate, ma anche di acquisire completamente i diritti e la proprietà esclusiva delle foto vincitrici, senza null’altro a pretendere da parte del fotografo che il premio. Il bando specifica chiaramente che il fotografo non avrà più alcun diritto sullo scatto.

Il meccanismo è semplice: qualcuno (ente, società, associazione) vuole reclamizzare qualcosa (un luogo, un evento, un prodotto) e, invece di pagare fiori di quattrini un professionista, ventila la promessa di pochi spiccioli a una pletora di fotoamatori che, in cambio di qualche euro in più (magari insperato) e il suddetto riconoscimento, se non sta attenta rischia di ritrovarsi senza più alcun diritto sui suoi scatti o, peggio ancora, a dover condividerne i diritti senza averne guadagnato nulla, neanche a livello simbolico.

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Questo significa che non si deve partecipare ai concorsi? No, a mio avviso. La cosa importante è leggere BENE il regolamento, tenendone presente tutte le implicazioni e accettarlo consapevolmente, in base a ciò che è meglio per noi.

Buona fotografia e in bocca al lupo per i concorsi cui vorrete partecipare!

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PS: Perché questo articolo è pieno di gattini? Perché ai concorsi vanno fortissimo!

 

5 pensieri riguardo “Contro (e pro) i concorsi fotografici

  1. non ho mai partecipato a concorsi fotografici, ma ho letto con attenzione e interesse questo tuo articolo, molto interessante. A mio avviso molti non fanno caso a queste clausole. Ne terrò conto nel caso mi venisse voglia di partecipare ad uno dei tanti.
    Post utilissimo!😉

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  2. Io ho partecipato a qualche concorso fotografico dopo aver letto attentamente il regolamento. Diciamo che in linea di massima mentre da un lato li trovo un buon modo per fare esercizio spesso mi portano a ricevere delusioni, non tanto perchè non vengo scelta , quanto perchè spesso le votazioni sono pilotate o talvolta avvengono attraverso votazioni sui social, quindi vince chi ha più amici virtuali

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    1. Sulle votazioni social avrei anche un’altra critica da muovere. Chi pubblica la sua foto all’apertura del concorso ha un periodo di visibilità più lungo, rispetto a chi pubblica successivamente e ne risulta avvantaggiato. Per fare una cosa più equa, tutte le foto dovrebbero essere pubblicate contemporaneamente. E anche in questo caso, fa molto anche l’ordine: in una galleria di 200 foto, chi veramente le osserva tutte, fino alla fine e con la medesima attenzione? Diverso è con una giuria preposta che, si spera, sia più ligia a un corpontemento equo.
      Per le votazioni pilotate, beh, lì c’è poco da fare. Quella è una forma di disonestà cui possiamo solo stare lontani. A maggior ragione, se il concorso è pilotato e l’organizzazione si riserva di usare le nostre foto, sempre se siamo in grado di conoscere, prima di partecipare, la serietà dell’ente.

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