Se il cielo brucia

Un articolo con un titolo forse un po’ drammatico, ammettiamolo. In realtà, ciò di cui vogliamo parlare oggi riguarda i paesaggi (e i ritratti ambientati) in cui il cielo è fortemente sovraesposto, rispetto al resto della scena, una situazione in cui è facile trovarsi, quando si scatta all’aperto, in piena luce. Il rischio è quello di trovarsi con la parte alta dell’immagine completamente in clipping, ovvero con il cielo completamente bruciato.

Il cielo in questa immagine è completamente bruciato

Dobbiamo forse rassegnarci? Ovviamente no. Abbiamo diverse opzioni per gestire il problema, compresa quella di aggirarlo. Possiamo, per esempio, cambiare inquadratura in modo da non includere il cielo. Per esempio, alzando il punto di ripresa e puntando l’obiettivo verso il basso. Oppure possiamo girare intorno al soggetto o attendere un altro momento, in modo da non trovarci controluce (magari abbassando un pochino l’esposizione). In extrema ratio, semplicemente abbiamo la possibilità di rinunciare allo scatto: se non c’è modo di evitare quel cielo bianco e proprio lo troviamo fastidioso

Avere le luci alle spalle, permette di riprendere una porzione di cielo più scura e satura

Con un po’ di attrezzatura adeguata, possiamo fare qualcosa di meglio. Per esempio, con l’aiuto di un cavalletto, anche uno piccolo che possa entrare in una tracolla, o addirittura di una superficie abbastanza piatta su cui appoggiare la fotocamera, possiamo scattare in bracketing, prendendo almeno due scatti, uno con l’esposizione corretta per il soggetto e un’altra regolata sul cielo, e poi fonderli insieme con la tecnica dell’HDR. A dire il vero, possiamo provare anche a mano libera, ma ottenere inquadrature identiche sarà pressoché impossibile e saremo costretti a ritagliare tutto ciò che non combacia tra le due inquadrature.

Un’immagine HDR realizzata fondendo due scatti, uno per il cielo e un altro per il resto dell’inquadratura

Infine, abbiamo la scelta migliore possibile, quella di utilizzare un filtro a densità neutra graduale (filtro GND). Tali filtri presentano una parte della loro superficie più scura, che degrada in maniera più o meno netta nella trasparenza assoluta. Ne esistono alcuni circolari, che possono essere avvitati direttamente sulla filettatura dell’obiettivo. Semplici nell’utilizzo, non danno però molta flessibilità. Per scegliere la porzione di immagine da rendere più scura, si può solo alzare o abbassare l’inquadratura. Si può avere un effetto simile anche utilizzando un filtro polarizzatore, che rende il cielo più saturo, eliminando i riflessi del Sole sul pulviscolo atmosferico.

Il filtro a lastra del kit NiSi per Fujifilm X100V

Con qualche euro in più, si può acquistare un filtro a lastra, che si inserisce su un apposito supporto che, neanche a dirlo, deve essere avvitato sulla filettatura dell’obiettivo. Il vantaggio consiste nel fatto che la lastra può scorrere lungo il supporto, permettendoci di scegliere l’inquadratura che vogliamo e successivamente allineare il filtro in modo da coprire esattamente la porzione di cielo da scurire. Più facile a farsi che a dirsi.

Una vignettatura in post-produzione può aiutare a restituire alcuni dettagli al cielo

Questi kit (supporto è lastra) non sono esattamente economici, ma ne esistono, per esempio, alcuni della NiSi ideati per essere utilizzati con alcune compatte evolute (come alcune Fuji e alcune Sony) a un prezzo decisamente più contenuto. Tali kit contengono anche altre lastre, oltre la GND, tra cui polarizzatore e ND. Insomma, vale la pena dare un’occhiata, se vogliamo avere una soluzione economica e di poco ingombro che ci consenta di non lasciare che il cielo bruci.

Il filtro a lastra GND consente di cogliere i dettagli del cielo, anche inquadrando direttamente il Sole tra le nuvole

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