Pubblicità social

La pubblicità è l’anima del commercio, come si suol dire. E può davvero aiutare la nostra attività a decollare. Ricordiamo, però, che è un’anima costosa, quindi occorre decidere bene cosa pubblicizzare e a chi far giungere il nostro messaggio, per non sprecare risorse in un’attività infruttuosa e magari deleteria.

Mi piace questa immagine, ma non la userei per reclamizzare un’attività di ritrattista

La pubblicità può essere di tipo più “attivo” o “passivo“, nel senso che possiamo mettere annunci e sperare che qualcuno li noti o essere un po’ più invasivi e mirati. In entrambi i casi, difficilmente otterremmo risultati immediati, anche se potremmo essere molto fortunati e far capitare il giusto slogan sotto gli occhi di qualcuno che sta cercando proprio in quel momento ciò che noi offriamo. La maggior parte delle volte dobbiamo sperare di catturare l’attenzione di qualcuno che, in futuro, avrà bisogno di servizi come il nostro, inizierà la ricerca e si ricorderà della nostra pubblicità, decidendo di darci una possibilità.

Cerchiamo di attirare l’attenzione con i mezzi adatti

Possiamo, per esempio, cercare siti specializzati, delle sorte di vetrine online che raccolgono elenchi di professionisti che i potenziali committenti possono consultare per cercare quello di cui hanno bisogno. Molti di questi siti hanno anche un servizio di invio messaggi mirati tramite email. Per qualcosa di un po’ più specialistico e mirato, il servizio più gettonato al momento è Google Ads. Per alcuni Google è Internet: non digitano l’indirizzo del sito che vogliono visitare, ma ne inseriscono il nome nella barra del motore di ricerca e, se ciò che vogliono non compare nella prima pagina dei risultati, allora è come se non esistesse.

Avere un sito web ci aiuta a piazzarci bene nel ranking

Con questo servizio è possibile fare campagne basate su semplici annunci testuali. Tali annunci sono mostrati in cima all’elenco dei risultati di ricerca, quando un utente cerca dei termini che noi abbiamo indicato come tag del nostro annuncio. È un meccanismo semplice ed efficace, anche se l’avviso del fatto che l’annuncio è sponsorizzato può creare un po’ di diffidenza negli utenti. Possiamo anche scegliere di far comparire un banner su siti che utilizzano tali parole nei loro contenuti e hanno dello spazio riservato per tali banner; all’occorrenza possiamo anche scegliere di persona i siti tra quelli in elenco. Infine, possiamo anche far apparire il banner su siti generici, ma solo a utenti che hanno già visitato la nostra pagina web, come un promemoria.

Sono abbastanza fiero del mio ebook sulla fotografia di teatro: quando l’ho pubblicato l’ho reclamizzato su Google e Facebook

I banner con le immagini possono essere molto efficaci nell’attirare l’attenzione, ma occorre realizzarli in modo che siano accattivanti e ben leggibili. È importante sapere che Google ne prevede tipi diversi da adattare alle varie aree disponibili sul sito di destinazione. Questo significa che, se creiamo delle immagini, dovremo farlo nelle varie dimensioni richieste. In alternativa, si possono dare in pasto al servizio un testo e delle immagini, per far sì che esso stesso li combini a formare i vari banner necessari, ma il risultato non è sempre dei migliori. Oppure possiamo usare l’interfaccia di Google per creare i nostri banner, ma non è uno strumento così semplice da utilizzare. Anche per questo sono nate ditte specializzate, che si occupano solo di creare banner per Google Ads.

Creare banner per le nostre pubblicità è un lavoro da grafici, non da fotografi

In alternativa, abbiamo i social network, che offrono diverse opzioni per fare la pubblicità. Prendiamo come esempio Facebook, al solito. Il social di Menlo Park ha un’alta profilazione degli utenti: sa praticamente tutto dei suoi utenti, che sono ben felici di condividere gusti, abitudini e interessi. Quindi, chi più di Facebook può aiutarci a trovare i nostri potenziali clienti? Possiamo scegliere un’area geografica, una fascia d’età, la propensione all’acquisto e quant’altro. Possiamo anche scegliere se condividere la campagna pubblicitaria anche su Instagram, ma, essendo un social diverso, con regole diverse, forse vale la pena crearne una apposita. Discorso analogo vale per Twitter.

La pagina di un’inserzione creata su Facebook

Quale che sia il portale che abbiamo scelto per la nostra pubblicità, solitamente si imposta un budget e che è eroso un tanto al click sull’annuncio/banner e si configura la campagna con obiettivi specifici, come aumentare le visite sul nostro sito web, incrementare il numero di follower sul social network stesso o dare impulso alle vendite dei nostri prodotti/servizi. Se decidiamo di puntare sulla competenza, possiamo cercare di migliorare la visibilità dei nostri articoli per attirare clienti interessati a ciò che abbiamo da offrire.

Dobbiamo dimostrare di sapere cosa facciamo!

Ovviamente, dobbiamo poter verificare quanto la nostra campagna sia efficace, quindi dobbiamo monitorare i risultati. Tutti i servizi di advertising offrono degli strumenti che raccolgono un riepilogo statistico dei click che abbiamo raccolto. Oltre questo, possiamo tenere d’occhio anche l’andamento del nostro sito, tramite strumenti appositi. Per cominciare, possiamo sfruttare Google Analytics (Google, sempre lui): basta registrarsi e inserire del codice apposito nell’home page del nostro sito, per avere a disposizione un pannello con le statistiche del sito stesso.

Una volta colpita la palla, dobbiamo verificare che sia andata in buca

WordPress, d’altra parte, offre già un pannello apposito con statistiche e strumenti di controllo, ma non mostra le parole chiave utilizzate per trovarci nei motori di ricerca, per questioni di privacy, ufficialmente, ma in realtà penso che i motori di ricerca non offrano tali informazioni perché vogliono che utilizziamo i loro servizi. Possiamo parzialmente ovviare, con un altro servizio, Google Alert, che ci avvisa quando i risultati di ricerca per delle specifiche parole chiave sono cambiati: possiamo così scoprire se il nostro nome, per esempio, è stato inserito in altri siti web.

Grazie agli strumenti di WordPress, ho scoperto che i miei articoli sul GDPR sono stati referenziati su altri siti e su alcuni gruppi social

In effetti esiste un altro modo per farsi pubblicità, ma richiede un minimo di autorevolezza da parte nostra: i comunicati stampa. Possiamo inviarne a giornali e riviste, per far sì che pubblichino tra le loro notizie i nostri annunci. Potremmo, per esempio, comunicare a delle testate locali che abbiamo intenzione di organizzare un openday alla nostra associazione o delle mostre fotografiche.

Se la nostra associazione organizza eventi culturali, le testate locali potrebbero essere interessati a pubblicare la notizia

Vale la pena di provarci: potremmo essere fortunati e verificarsi un periodo fiacco, con poche notizie da pubblicare e, quindi, potrebbero essere ben lieti di avere qualcosa di diverso da inserire nelle loro pagine. Dobbiamo avere a disposizione delle immagini pronte per la pubblicazione (le abbiamo, vero?), immagini che potrebbero chiederci (anche a bassa risoluzione per pubblicazioni online), anzi, potremmo giocare d’anticipo e inserire dei link da cui scaricarne qualcuna, con i contatti cui chiederne altre (o lo stesse in alta risoluzione).

Alleggeriamo la nostra comunicazione, liberandoci dei pesi inutili

A tal proposito, vediamo qualche breve consiglio su come redigere un buon comunicato. Innanzitutto, il titolo deve essere accattivante e attirare l’attenzione. Poi, molto importante è anche il sottotitolo, che deve essere breve, ma esplicativo. Inoltre, dato che la possibilità che qualcuno continui a leggere decresce con la lunghezza del testo, cerchiamo di inserire nelle prime righe le famose 5 W del giornalismo: Who, What, When, Where e Why (chi, cosa, quando, dove e chi). Nella parte che segue, prima dei riferimenti e dei link, inseriamo notizie ed aneddoti interessanti, qualcosa che incuriosisca i potenziali lettori e renda il testo versatile e adatto a pubblicazioni diverse, magari evidenziando le parole chiave per aiutare nella lettura. Scriviamo bene il nostro comunicato e aumenteremo le possibilità di essere pubblicati: il redattore probabilmente copierà e incollerà il nostro testo o una sua parte.

Anche se non siamo fotoreporter, conosciamo bene le 5 W, vero?

Cerchiamo di essere sempre tempestivi nelle nostre comunicazioni. Portali online e quotidiani pubblicano abbastanza rapidamente, quindi forse non richiederanno molto preavviso, ma, se vogliamo pubblicizzare un evento su un settimanale o un mensile, dobbiamo inviare il comunicato stampa alla redazione almeno un paio di numeri prima di quello utile per il nostro scopo. Insomma, se se si tratta di un mensile, dobbiamo avere il comunicato pronto da inviare almeno un paio di mesi prima, per evitare che la notizia sia obsoleta prima ancora della potenziale pubblicazione.

La tempestività è fondamentale per ottenere risultati

Infine, evitiamo di allegare alla mail file troppo pesanti, che nessuno aprirà e leggerà, così come inserire il comunicato in un allegato. Meglio mettere tutto nel corpo della mail: prima una breve presentazione di noi stessi e poi il comunicato vero e proprio. Se abbiamo dei file da aggiungere, lo abbiamo detto, possiamo inserire dei link in coda alla mail.

Le redazioni si aspettano da noi comunicazioni chiare ed efficaci

Per esperienza personale, so che molti giornalisti locali setacciano i gruppi di annunci e segnalazioni del loro territorio su Facebook a caccia di notizie. Resta, comunque, la possibilità di pubblicare annunci a pagamento su quelle riviste o quei portali. Oppure affidarci a portali di diffusione dei comunicati stampa, non molto costosi e piuttosto efficaci. Se abbiamo un’attività già affermata e che ci dà buone opportunità di investimento, possiamo valutare la possibilità di affidarci a un’agenzia di stampa. Certo, dobbiamo avere davvero dei contenuti che valga la pena divulgare e anche di frequente.

Prestiamo la massima attenzione alla gestione dei nostri sudati risparmi

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