Rappresentare il mondo – Parte 2

Ovviamente i tentativi di studiare e analizzare le immagini sono nati ben prima dell’avvento della semiotica, principalmente con lo studio dell’iconografia e dell’iconologia, due argomenti affini alla scienza che studia i segni e la loro codifica e aiuta a comprendere come un’immagine si denota e si connota.

24855473128_5a433e1704_o
A livello iconografico, questa immagine è molto semplice: un ritratto di una giovane ragazza in un costume punk

Iconografia

In epoca rinascimentale gli artisti e gli studiosi cominciarono a codificare le raffigurazioni dei soggetti, perlopiù sacri, da inserire nei quadri, ma, in realtà, un’iconografia esisteva già in epoca classica, basti pensare a una Minerva, rappresentata sempre con elmo e lancia e un Ercole raffigurato spesso ricoperto da una pelle di leone. Possiamo dunque definire l’iconografia come la scienza che studia l’interpretazione di ciò che è raffigurato in un’opera d’arte. Può sembrare banale, ma considerate cosa avveniva in epoca medievale, quando l’arte sacra era l’unica forma di trasmissione delle sacre scritture fruibile dalla maggior parte delle persone, incapaci di leggere e scrivere: era fondamentale che personaggi ed eventi fossero caratterizzati in modo riconoscibile.

39280662190_1f62852f51_o
Su un ring con la felpa col cappuccio e i bendaggi alle mani: il soggetto di questa immagine è ben riconoscibile come pugile

Non solo un personaggio, ma anche lo schema con cui vengono disposte le azioni che compie, le caratteristiche che lo descrivono e gli attributi che lo completano. Pensate a una qualsiasi rappresentazione dell’Olimpo: Zeus sarà sempre posizionato in alto, al centro, al di sopra delle altre divinità, in uno schema che lo rende subito riconoscibile come il padre degli dei. Avrà poi delle caratteristiche ben precise, ovvero delle particolarità che non possono essere slegate dal personaggio, che riguardano il suo aspetto, come la lunga barba, il fisico possente, seppure non più giovane, e degli attributi che si aggiungono a tali caratteristiche, come il fulmine pronto a essere scagliato dalla sua mano.

38815146811_07ca30f5a4_o
Questo Mercuzio, per via del costume punk, non è immediatamente riconoscibile: la sua iconografia non è quella convenzionale

A distanza di migliaia di anni questa iconografia è ancora perfettamente riconoscibile, perlomeno da chi abbia un minimo di dimestichezza con la cultura classica, tanto che le figure delle mitologia greca sono usate anche dalla pubblicità in televisione. Ciononostante, le iconografie possono cambiare col tempo o anche in relazione alla geografia. Anche in questo caso, possiamo prendere in esame una rappresentazione sacra, quella di Cristo sulla croce. In varie epoche e in vari luoghi, questo soggetto è stato rappresentato beato (Christus triumphans), sofferente (Christus patiens) o morto (Christus dormiens).

9099-113 - Il vero io 3 - BN
Un paio di denti finti bastano per cambiare l’iconografia di una foto e trasformarmi in un vampiro

Le iconografie si possono anche creare, come fanno alcuni artisti che usano gli stessi codici nelle loro opere e finiscono per creare degli schemi riconoscibili che rendono al pubblico maggiormente fruibile tutta la sua produzione artistica o, restando su temi più pop, pensate all’immagine del supereroe: un mantello e una maschera sono più efficaci di qualsiasi altro attributo per caratterizzarlo.

Iconologia

Più di recente nascita, l’iconologia si occupa invece dello studio del significato profondo di un’immagine, del suo tema intrinseco, rappresentato tramite motivi noti, che però possono essere un’allegoria di ciò che realmente vogliono rappresentare. Si pensi alle rappresentazioni della mitologia classica, utilizzate come rappresentazioni di vizi e virtù umani nelle opere d’arte.

15563067562_a72a342f06_o
Dopo il successo della saga di “Ritorno al futuro“, una DeLorean DMC-12 vuol dire una sola cosa: macchina del tempo

Per Umberto Eco iconografia e iconologia sono strumenti di cui la semiotica può avvalersi, delle scienze incluse in essa, ma altri studiosi contestano questa posizione, considerandole troppo legate alla storia dell’arte e interessate allo specifico momento storico, che a un approccio generale. Basti pensare che l’iconografia spesso è un utile strumento per collocare un’opera nello spazio e nel tempo, oltre che per attribuirla correttamente a un autore o a una corrente. Per Omar Calabrese, d’altro canto, la semiotica può essere uno strumento per completare e arricchire iconografia e iconologia.

DSCF4295
Una rappresentazione del mondo, riconoscibile solo per chi ha una conoscenza dei tarocchi

Tutti questi saperi concorrono alla creazione di ciò che Eco chiamava un’enciclopedia, che potremmo definire come l’insieme delle conoscenze a disposizione di un singolo individuo o un gruppo di individui, anche un’intera società, conoscenze tra loro collegate e reciprocamente influenzate. L’enciclopedia del fruitore è importante per la comprensione di un’immagine e il modo in cui se ne ricostruisce il significato.

Denotazione e connotazione

Quando osserviamo un’immagine, come prima cosa ne osserviamo gli elementi che la compongono e li riconosciamo. Questa operazione è detta denotazione, per quanto più oggettiva, non è comunque indipendente da fattori culturali dell’osservatore. Questa prima fase è afferente alla sfera dell’iconografia, perché abbiamo un simbolo che ci riporta a un tema esplicito. La fase successiva, quella della connotazione, richiede un ulteriore livello di approfondimento, un’implicazione logica basata sull’enciclopedia dell’osservatore, per cui quella figura in realtà ci richiama un concetto per noi ben noto. Pensiamo per esempio a una raffigurazione di un triangolo rosso. Chiunque abbia una patente di guida o abbia anche solo circolato su una strada, pensa immediatamente a un pericolo.

9366481740_2604f1e872_o
Quella X rossa è abbastanza eloquente

Ora, mentre quel triangolo rosso sarà per chiunque un triangolo rosso, per un uomo vissuto prima che tale simbolo, \triangolo rosso\, fosse scelto per segnalare un “pericolo”, probabilmente quell’immagine avrebbe avuto ben poco senso e sarebbe stata considerata una semplice rappresentazione geometrica, un motivo decorativo. Ciò ovviamente può portare a una serie pressoché infinita di connotazioni per una singola immagine. Quante volte ci siamo trovati a guardare una fotografia e averne un’impressione diversa da quella di chi accanto a noi stava facendo lo stesso? Per Roland Barthes la questione può essere risolta almeno parzialmente con quello che il filosofo francese definisce ancoraggio, ovvero l’aggiunta di un livello testuale all’immagine, che sia un titolo, una didascalia o un testo più ampio.

4468 - Last normal morningx
L’immagine di copertina ha per me una connotazione particolare, che l’osservatore non può cogliere, della mia ultima colazione prima di un certo evento. Il titolo “Last normal morning” aggiunge all’immagine qualcosa di questa connotazione

Figure retoriche

Abbiamo visto come le figure retoriche influenzino il significato di un testo, anche inteso come immagine. Possiamo usare un’allitterazione in una poesia, come possiamo usare una ripetizione di elementi in un’immagine per dare un verso e un ritmo di lettura. Possiamo anche utilizzare, sempre nelle immagini, delle similitudini, mostrando un elemento che ne richiami un altro, così come accade comunemente nella connotazione.

12457 - Mucchio selvaggio
Pupazzi di animali, ma Kira non è un giocattolo

Parlando di un nostro amico non particolarmente brillante, potremmo definirlo una zucca vuota, o, se al contrario fosse particolarmente assennato, potremmo dire che ha sale in zucca. In questo esempio, stiamo usando una metafora in cui il codice \zucca\ in realtà assume il significato di “testa” (se pensate che in latino la testa era un vaso di terracotta, potete capire come una metafora col tempo possa radicarsi a fondo in una lingua, arrivando a cambiare il significato di una parola).

DSCF4277
Una metafora del farsi a pezzi per la fotografia

Siamo nel campo della retorica, che oggi è considerata l’arte di abbellire un discorso, ma che in realtà ha un campo di applicazione ben più ampio, essendo in realtà l’arte della persuasione tramite il discorso. Secondo un antico trattato di retorica, forse di Cicerone, basato sulle teorie di Aristotele e Crisippo, la retorica si compone infatti di cinque elementi:

  • inventio (in greco εὕρησις, ricerca), cioè la ricerca di idee e argomenti che supportino la tesi da svolgere;
  • dispositio (in greco τάξις, disposizione), cioè l’organizzazione degli argomenti nel discorso;
  • elocutio (in greco λέξις, linguaggio), cioè la rifinitura stilistica, con la scelta del lessico, del registro linguistico e dei mezzi retorici;
  • memoria (in greco μνήμη, memoria), cioè l’arte di memorizzare tanto il proprio discorso, quanto le possibili obiezioni alle posizioni degli avversari;
  • actio o pronunciatio (in greco ὑπόκρισις, recitazione), cioè la vera e propria declamazione del discorso, con impostazione della voce e scelta della gestualità di supporto.

Ciò che nel linguaggio comune definiamo retorica è in realtà una parte dell’elocutio detta ornatus, cioè, per l’appunto, l’arte di abbellire un discorso. Tornando alla metafora, possiamo sostituire in un’immagine un elemento (detto tenore) con un altro (detto veicolo), sfruttandone la somiglianza, ma anche elementi di distacco.

_DSC2042
Il punto di forza di questa foto è la metafora di due genitori che accudiscono un bambino

Un esempio più semplice di sostituzione è rappresentato dalla metonimia, in cui si usa un termine che ne rappresenti un altro con cui ha una relazione stretta, invece di una somiglianza. Pensate a quando dite di aver acquistato un Rosato originale: non avete acquistato me, ma una mia fotografia. Questa è una metonimia. E nelle immagini? Beh, quante volte in un’immagine pubblicitaria avete visto il prodotto? Molto di rado. Il più delle volte, avete visto la confezione. Per esempio, nelle pubblicità di una compagnia telefonica, ciò che vedete è una persona che telefona. E che dire nelle pubblicità dei profumi?

DSCF1941
Un esempio di portrait en creux, ovvero di metonimia

Oppure potete cimentarvi nel portrait en creux, chiaro esempio di metonimia, in cui sostituiamo un soggetto con degli oggetti a loro ben riconducibili.

Articolo precedente Prossimo articolo

5 pensieri riguardo “Rappresentare il mondo – Parte 2

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.