Non sono fotogenico

Se siete fotografi ritrattisti o street photographer, probabilmente avrete più e più volte affrontato la frustrazione di non riuscire a convincere qualcuno a farsi fotografare. Certo, essere fotografati deve far piacere, non certo essere un obbligo e, personalmente, non insisto mai più di tanto. Eppure spesso mi dispiace, non solo perché perdo la possibilità di un buono scatto, ma anche perché la motivazione il più delle volte è che la persona che voglio ritrarre non si ritene fotogenica e, quasi altrettanto spesso, non è vero.

La mia amica Arianna voleva una foto con il riflesso del Sole sul mare: sono stato ben lieto di accontentarla

Se non credete a me, potete chiedere a Paul Wilkinson, non certo l’ultimo arrivato nel mondo della ritrattistica fotografica che ha dichiarato che spesso le persone pensano di non essere fotogeniche solo perché non sono mai state fotografate in modo adeguato. Del resto, se il nostro modello di riferimento è il selfie, per esempio, cioè uno scatto fatto da distanza ravvicinata con un grandangolo, non possiamo aspettarci grandi risultati. Eppure proprio il selfie spesso complica il lavoro del fotografo, costretto a dover competere con decine di filtri per il ritocco della pelle automatico, che spesso fanno un lavoro pessimo (sembra che i soggetti siano fatti di ceramica), ma comunque sono semplici da usare e nascondono le rughe, quindi sono largamente impiegati.

Alcune persone impostano permanentemente i filtri per il ritocco pelle sui loro smartphone: questi filtri hanno un effetto terribile sulle foto dei bambini

La questione ruota intorno alle aspettative del soggetto. Il rischio è che veda ciò che solitamente non può vedere (e magari non vuole vedere). In fondo sappiamo bene che giudicare le nostre fotografie non è mai semplice. Quindi, una buona fotografia deve essere fedele o far felice il soggetto? Senza entrare nelle questioni etiche sul fotoritocco e i limiti che dovrebbe avere, penso non ci sia nulla di male nel voler tirare fuori il meglio di una persona e, magari, ritoccare ciò che una luce troppo dura non ha permesso di rendere in modo ottimale.

Alcuni obiettivi più morbidi rendono meno necessario il ritocco della pelle

Del resto il rapporto con la nostra immagine è complicato, secondo alcuni studi, fin dai diciotto mesi (secondo altri in età successiva). Sembra che prima di allora i bambini abbiano difficoltà a identificare come propria l’immagine riflessa in uno specchio e tendano a pensare che ciò che vedono sia un altro bambino, come Narciso che scambiò, secondo il mito, il suo riflesso per un altro uomo e se ne invaghì, o come i nostri piccoli amici a quattro zampe (sembra infatti che oltre all’uomo solo alcune scimmie riescano a concepire la propria immagine riflessa).

Eppure non riusciamo a resistere alle buffe immagini dei bambini

Quale che sia l’età in cui cominciamo a prendere coscienza della nostra immagine, da quel momento iniziano i guai e spesso siamo proprio noi adulti a non fare altro che esasperare l’ossessione per l’aspetto con i nostri continui “Come sei bello!” o, ancor peggio “Quando piangi sei proprio brutto!” (comportamenti del genere con dei bambini dovrebbero essere classificati come reato, a mio avviso). E così ci ritroveremo ad avere a che fare con persone che davanti all’obiettivo fuggono o si irrigidiscono.

Alle volte per cogliere il meglio di una persona dobbiamo prenderla di sorpresa

Perché, inutile nasconderlo, siamo legati alla nostra immagine a tal punto da lasciare che definisca (interamente in alcuni casi) la nostra identità: anche senza scomodare René Magritte e il suo quadro “La trahison des images“, pensiamo a tutte le volte in cui mostriamo la foto, per esempio, di un bambino dicendo “Questo è mio figlio” e non “Questa è una foto di mio figlio“. Quindi, sì, posso accettare che alcuni non vogliano essere fotografati, perché lasciarsi fotografare è comunque un atto di fiducia e, soprattutto con un estraneo, possiamo avere tutti qualche remora. D’altra parte, se avete di fronte a voi qualcuno di cui sapete di potervi fidare, se conoscete il suo lavoro oppure avete possibilità di conoscerlo (spesso basta chiedere), dategli una chance. Per mia esperienza, quando ho convinto qualche soggetto riluttante, anche promettendogli di cancellare la foto, se non gli fosse piaciuta, sono sempre riuscito a donare piacevoli sorprese. E non sono certo Herbert Ritts!

Le mie opere d’arte più riuscite sono appese sulle pareti dei miei soddisfatti modelli

Un pensiero riguardo “Non sono fotogenico

  1. spesso ci troviamo di fronte a persone che non si fanno ritrarre, o meglio si mettono in delle pose che alla fine sono così artificiali da sembrare troppo finte. Condivido le tue opinioni riguardo questa frangia della fotografia. 😉

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