Lunghezze focali per architetture

Nella fotografia di architettura spesso siamo vincolati nella scelta delle ottiche dalla posizione e dalla struttura dell’edificio che vogliamo fotografare. Diciamo che in un mondo ideale e perfetto, senza vincoli di sorta, opereremmo delle scelte, che nella realtà risulteranno inadeguate, ma vediamo come far fronte ai vari inconvenienti.

Se il punto di ripresa è obbligato, per il poco spazio intorno all’edificio e/o per ostacoli che rendono impossibile posizionarsi altrove, c’è poco da fare e dovremo di conseguenza scegliere l’obiettivo che ci consente di ritrarre il soggetto così come vogliamo. Se, invece, abbiamo la possibilità di muoverci a nostro piacere, possiamo scegliere l’inquadratura che vogliamo e di conseguenza l’obiettivo che ci garantisce la resa prospettica migliore.

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Un cancello mi ha imposto di avvicinarmi molto per scattare attraverso le sbarre

Va da sè che gli zoom sono senza dubbio più comodi per fare le varie prove, mentre, usando ottiche fisse, saremo costretti a muovere la macchina più spesso e cambiare obiettivo ogni volta. D’altro canto sappiamo bene che, di solito, un obiettivo fisso ha una qualità superiore. In generale, più obiettivi abbiamo a disposizione e meglio è, ricordando che, soprattutto per quanto riguarda quelli più costosi e di meno frequente utilizzo, possiamo affittarli.

Per la fotografia di architettura sono sconsigliate le ottiche più estreme, tanto grandangolari, quanto teleobiettivi. Se non abbiamo altra scelta o se vogliamo realizzare degli scatti particolari, nessuno ci vieta di utilizzarli, ma gli effetti che creano sulle strutture e le loro linee sono spesso troppo artificiosi per ottenere una fotografia di architettura apprezzabile.

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Già una focale a 24mm, se molto inclinata verso l’alto, crea una forte distorsione delle linee verticali

Gli obiettivi preferiti dai fotografi di architettura sono i grandangoli medi, con focali comprese tra i 24mm e i 35mm, perché hanno angoli di campo abbastanza grandi da riprendere soggetti di grandi dimensioni, ma non così estremi da distorcere più di tanto le linee della struttura, soprattutto da ridotta distanza. Tali effetti potrebbero comunque essere, come già detto, voluti per scatti di taglio più artistico, a patto di non esagerare con obiettivi più particolari. Per esempio, in alcuni scatti potreste voler sperimentare gli effetti estremi di un obiettivo fisheye. Se in alcuni casi vi consentiranno di cogliere tutti gli elementi sulla scena, per esempio in un interno angusto, dall’altro l’uso frequente potrà alla lunga risultare stucchevole, anche se le immagini prodotte sono poi state processate con un software che ne attenua gli effetti.

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Avrei voluto provare gli effetti di un grandangolare su questo mulino, ma, non sapendo camminare sull’acqua, mi sono accontentato di un obiettivo medio

Inoltre con qualsiasi grandangolo è fondamentale allineare alla perfezione la macchina fotografica, perché il benché minimo orientamento verso il basso o l’alto rispetto alla linea dell’orizzonte creerà una convergenza delle linee verticali verso un punto di fuga ben visibile. In ogni caso, soprattutto con gli zoom, sarà presente una distorsione a barilotto, facilmente eliminabile in post-produzione ritagliando un po’ i bordi dell’immagine, a patto di aver lasciato del margine per farlo nell’inquadratura. Bisogna anche dire che molti software di post-produzione includono il profilo dell’ottica utilizzata, che, in automatico, riduce le distorsioni che ne sono tipiche.

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Un obiettivo 18mm equivalente (23mm su medio formato) crea una forte convergenza delle linee

I teleobiettivi, invece, richiedono lunghe distanze per essere usati al meglio, tant’è che è praticamente impossibile usarli per scattare in interno e, perlopiù, sono utilizzati per cogliere dettagli degli edifici. Altro motivo per usarli è “avvicinare” più elementi architettonici, per includerli in un unico scatto, grazie allo “schiacciamento” dei piani tipico di queste ottiche. In ogni caso, data la ridotta profondità di campo dei teleobiettivi, saremo costretti a chiudere molto il diaframma, eventualmente impostando lunghi tempi di esposizione, ma non è un problema con un buon cavalletto, dato che i soggetti sono per definizione “immobili”.

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Ero sotto un portico e volevo fotografare questo rudere sotto la pioggia battente. Per non bagnarmi, ho usato un obiettivo 110mm (equivalente)

Per salvare capra e cavoli, possiamo scegliere ottiche un po’ più lunghe e adottare qualche tecnica che ci consenta di aumentare in altro modo l’angolo di campo. Il più semplice, a patto di avere a disposizione un cavalletto, comunque imprescindibile per la fotografia di architettura, è quella di sfruttare la funzione “scatto panoramico” disponibile con molte fotocamere digitali. Vi consiglio comunque di non superare mai i 120 gradi di rotazione della macchina (fotografia panoramica piana). Le foto con angolo superiore (fotografia panoramica cilindrica) sono troppo innaturali e presentano delle evidenti distorsioni.

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Un’inquadratura panoramica ottenuta con un taglio in post-produzione

Se avete un po’ di pazienza in più, potete realizzare scatti panoramici anche “manualmente”, scattando diverse fotografie e poi mettendole insieme in post-produzione. Anche in questo caso vi consiglio di non esagerare con l’angolo di campo e, cosa importante, lasciate nelle varie immagini delle porzioni sovrapponibili che vi consentano di giustapporre facilmente i vari scatti. State poi attenti a eventuali soggetti in movimento davanti alla struttura, che possono creare degli spiacevoli effetti in fase di “montaggio” e a cambi di esposizione tra uno scatto e l’altro, che possono comunque essere corretti in post-produzione.

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