Veleno il gatto

Il giorno di Natale, mentre stavamo dando da mangiare ai simpatici frequentatori del mio giardino, ne ho notato uno nuovo, che gironzolava tra gli altri. Apparentemente sicuro di sè, in realtà spaventato, ma molto più affamato. Dopo un paio di giorni di cura ricostituente, si è rimesso, sta bene ed è vispo e vivace, ma, soprattutto, ho scoperto che ha un vero talento come modello. Quale occasione migliore, allora, per dare una ripassata alla regole di composizione applicate ai gatti?

C’è un ristorante clandestino, nel mio giardino

Come dicevo, è abbastanza mansueto, ma ancora non si fida al 100%, quindi si lascia avvicinare e accarezzare poco e con cautela, quindi, perlopiù lo fotografo da lontano, con un teleobiettivo: la regola di non stressare i modelli vale anche e soprattutto per gli animali. Quindi, appena il piccolo pestifero Veleno (sì, lo abbiamo chiamato così), si rilassa un po’, ne approfitto per qualche foto.

Veleno aspetta che la cena sia pronta

In particolare, nel mio giardino è rimasta un po’ di vecchia rete verde, per coperture agricole, e un un paio di vecchie assi di legno, residui dei danni di una tromba d’aria di qualche tempo fa. A quanto pare Veleno adora giocare e riposare su quella rete, appoggiando la testa su una di quelle assi. Un punto giallo, in un mare verde.

Un primo scatto, tutt’altro che perfetto, della scena che vorrei riprendere, senza spaventare il mio modello

In realtà, non è un mare completamente verde: non dobbiamo dimenticare l’asse di legno, che, combinazione, è quasi dello stesso colore del gattino. Toglierla? Sì, potrebbe essere una soluzione, ma, a parte il fatto che Veleno si sarebbe spaventato e che avrei rovinato il suo giaciglio, ho pensato che sarebbe stato meglio sfruttare quell’asse come diagonale. Mi è bastato spostarmi di qualche passo, per tagliare in modo quasi perfetto l’inquadratura in due.

Di solito faccio sempre almeno una prova in bianco e nero, ma in questo caso penso che la foto ne avrebbe perso troppo

L’ultimo problema rimasto, era il fatto che la rete non coprisse in maniera perfetta il terreno. Non che fosse un vero e proprio danno, ma la foto poteva anche andare bene senza ritocchi in post-produzione, ma ho deciso di usare lo strumento clona per coprire con la rete la sola parte di superficie dell’immagine che mostrava l’erba sottostante.

L’immagine finale, con un po’ di saturazione dei colori: è nata una stella

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