La prospettiva in interni – Parte 2

Nel precedente articolo, abbiamo analizzato l’effetto delle linee orizzontali sulla prospettiva nelle nostre immagini, quindi assumendo di scattare sempre con il piano di fuoco perpendicolare al pavimento. Ora vedremo come comportarci quando vogliamo alzare o abbassare l’inclinazione dell’obiettivo.

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Inclinare l’inquadratura verso l’alto o verso il basso introduce un terzo punto di fuga

In interni le linee verticali comportano molti meno problemi al fotografo. Questo perché la conformazione esterna degli edifici spesso privilegia lo sviluppo verticale, che difficilmente può essere catturato a pieno con una prospettiva centrale, mentre in interni ci troviamo quasi sempre con vani “a misura d’uomo”, che si adattano meglio ai rapporti della vista umana e delle fotocamere.

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In esterna capita comunemente di alzare l’inquadratura per cogliere la verticalità di un edificio, mentre in interni è meno frequente

Senza considerare che spesso in interni i principali elementi di interesse sono alla nostra altezza, quindi, a meno di non voler dedicare particolare attenzione a pavimenti o lampadari, non abbiamo bisogno di inclinare l’inquadratura per cogliere gli elementi di maggior peso e interesse. L’importante è badare sempre con massima attenzione all’allineamento della fotocamera, perché, come ben sappiamo, un piccolo disallineamento può causare nell’inquadratura delle fastidiose convergenze, che forse potremo correggere in post-produzione, ma perché correre rischi? D’altro canto si possono sempre includere linee convergenti nella nostra composizione, se ci sembrano gradevoli e ben definite.

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È comunque possibile voler mettere in risalto un lampadario o un bassorilievo sull’architrave di una porta

In generale badate bene all’inclinazione dell’inquadratura. Esattamente come in qualsiasi altra foto, la linea dell’orizzonte dev’essere perfettamente “in bolla“, cioè priva di qualsivoglia inclinazione, seppur non effettivamente visibile nello scatto. Insomma, cercate di fare in modo che tutte le linee orizzontali siano perfettamente orizzontali e quelle verticali siano perfettamente verticali. Sono ammesse in situazioni particolari, forti inclinazioni, diciamo di almeno 30 gradi, per esempio per realizzare un angolo olandese, ma, in generale, una piccola inclinazione sembrerà solo un fastidioso errore.

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Se l’inquadratura non è perfettamente parallela al soggetto ed è inclinata verso l’alto o il basso, la convergenza delle linee può far sembrare che l’orizzonte non sia dritto

Insomma, l’inquadratura è quanto mai fondamentale nella fotografia di architettura in interni per ottenere una composizione armoniosa e accattivante. Prestate, comunque, la massima attenzione a cosa scegliete come riferimento per fissare la vostra inquadratura: sempre meglio seguire punti di riferimento fissi come le pareti, invece degli arredi che possono essere disposti male e trarre in inganno.

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Cercare di usare il baldacchino per raddrizzare l’inquadratura è una pessima idea

Infine, l’altezza del punto di ripresa. L’osservatore si aspetta sempre che una fotografia sia ripresa ad altezza dei suoi occhi e in generale molte fotografie di architettura di interni sono scattate in questo modo (ad altezza occhi del fotografo, in realtà). Ma noi siamo fotografi e ci piace sperimentare, quindi capiterà di alzare o abbassare la macchina fotografica. Possiamo decidere di alzare l’inquadratura per “superare” degli elementi di arredo che ci occludono la visuale, per esempio, oppure per accentuare la tridimensionalità e la disposizione degli arredi. D’altro canto, abbassare leggermente l’inquadratura può far sembrare gli ambienti, soprattutto quelli con soffitto basso, più ariosi e spaziosi, a patto che lo stratagemma non sia evidente.

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Abbassare l’inquadratura mi ha aiutato a rendere più imponente la statua

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