Introduzione alla fotografia di interni

Ci sono molte caratteristiche che differiscono tra una fotografia di architettura in esterni e una di interni. Tanto per cominciare, le dimensioni con cui abbiamo a che fare sono quasi sempre ben definite e non servono termini di paragone. Poi, abbiamo sicuramente spazi limitati in cui operare. Infine, ma non meno importante, quando scattiamo una fotografia a un edificio, riprendendolo dall’esterno, ci troviamo nella situazione in cui uno spazio vuoto circonda la struttura, mentre se lo fotografiamo dall’interno, sarà la struttura a definire lo spazio e il soggetto diventa la disposizione dei volumi e degli ambienti. Iniziamo a vedere qualche dettaglio in più.

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In interno un soggetto è racchiuso dallo spazio

Dettagli come, per esempio gli arredi e gli accessori, tanto quelli più funzionali, quanto quelli prettamente decorativi. Nella fotografia di interni saranno inevitabilmente presenti, nel bene e nel male, quindi prepariamoci a gestirli al meglio. Per esempio, le immagini di una stanza con elementi che ne lasciano percepire chiaramente una (recente) presenza umana saranno difficilmente recepite come una fotografia di architettura, ma più probabilmente come un portrait en cruex. Insomma, l’osservatore, più che osservare la struttura e gli arredi, cercherà di immaginare chi fosse in quella stanza e cosa stesse facendo.

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Nessuno guarderebbe mai la libreria, in questa foto

Per questo le vere fotografie di architettura sono spesso caratterizzate da arredi impersonali, asettici, con superfici lucide e ben pulite, come se si trattasse di ambienti appena consegnati dall’architetto al committente. Tutto deve essere in ordine e tutti gli arredi devono essere in armonia tra loro, per evitare che un elemento fuori posto attiri troppa attenzione, compromettendo la visione d’insieme. Come linea guida, potete usare questa regola: se un oggetto non serve a rendere più chiara la destinazione d’uso dell’ambiente, è meglio eliminarlo. Insomma, come sempre, pianificate e stabilite cosa volete trasmettere. Come utilizzeremo la nostra foto?

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In un ufficio tutto deve essere liscio e splendente

Ciò che sicuramente deve essere eliminato è la polvere. Ebbene sì, un fotografo di interni deve anche fare le pulizie, di tanto in tanto. Questo non significa che dovrete essere preparati a lavare i pavimenti, ma almeno un panno per togliere impronte digitali e polvere è meglio averlo. Anche perché è molto più semplice passare velocemente un panno umido su una superficie lucida che eliminare delle impronte digitali in post-produzione.

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Ovviamente in un mausoleo possiamo accettare la polvere

Anche una ridisposizione degli elementi può essere necessaria al nostro scopo. Per esempio, per disporre gli elementi in maniera più soddisfacente in base al punto di ripresa che abbiamo scelto. Possiamo disporre delle sedie intorno a un tavolo per creare un allineamento che segue l’asse prospettico. Diversamente potreste trovarvi nella vostra immagine degli elementi che sembrano in disordine. Ovviamente nessuno vi vieta di rompere gli schemi e lasciare qualcosa fuori posto per attirare l’attenzione, ma, così facendo, ci ritroveremo nella situazione di cui accennavo poco fa: l’osservatore si concentrerà su chi ha spostato quell’elemento, più che sulla visione d’insieme. Nel dubbio, quindi, sempre meglio disporre tutto con ordine.

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Quella sedia nell’angolo in basso a destra è fastidiosa e non c’era modo di non inquadrarla, ma non potevo spostare gli arredi nella reggia di Caserta

Insomma, tenete d’occhio la visione d’insieme, il rapporto tra spazi ed elementi e non cercate a tutti i costi lo scatto sensazionale e atipico, se non volete correre il rischio di trovarvi tra le mani immagini troppo artificiose. Quindi, tutto sommato, non è poi tutto così diverso dalle fotografie in esterna.

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Quello che conta è sempre il rapporto tra gli spazi

3 pensieri riguardo “Introduzione alla fotografia di interni

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