Esposizione nella fotografia di architettura – Parte 2

Abbiamo visto quali sono i valori migliori per la fotografia di architettura, vediamo ora come misurare la luce presente sulla scena e far sì che possiamo impostare tali valori sulla nostra fotocamera.

Trattandosi di un soggetto di grandi dimensioni, spesso misurare la luce incidente con un esposimetro esterno è a dir poco superfluo. Nella fotografia di architettura l’esposimetro interno della nostra fotocamera è solitamente più che adatto allo scopo. Ciò che misuriamo è dunque la luce riflessa e, solitamente, vogliamo che sia uniforme sulla scena.

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Con un soggetto del genere sarebbe impossibile misurare la luce incidente

Per questo non consiglio l’uso dell’esposizione in modalità spot, quanto piuttosto la ponderata centrale o la valutativa, insomma, quelle, per l’appunto, che valutano l’intera scena e non solo una piccola parte. Diffidate sempre, però, degli automatismi e, prima di scattare, verificate se non sia il caso di effettuare qualche piccola modifica, magari per esaltare un riflesso o correggere l’effetto che esso ha avuto sulla lettura esposimetrica. In questo potrà aiutarvi molto l’istogramma, una lettura molto più accurata dell’anteprima dell’immagine.

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La corretta esposizione permette di esaltare i riflessi

Valutate bene la posizione del Sole e le condizioni meteorologiche per regolare l’esposizione. Uno scatto più “canonico” prevede che il Sole sia alle spalle del soggetto. Ciò aumenterà naturalmente il contrasto e renderà più saturo il cielo sullo sfondo. D’altro canto, il soggetto in controluce risulterà poco definito e sgradevole, almeno per la maggior parte delle situazioni e il cielo sovraesposto sembrerà un telo bianco molto poco accattivante, a meno di non sottoesporre il soggetto.

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Il controluce non sempre rende bene nella fotografia di architettura

In questo caso, potete pensare di realizzare più scatti con esposizioni diverse, per ricombinarle poi successivamente. Sto parlando di immagini HDR (High Dynamic Range), realizzate grazie a dei software specifici. Questo genere di immagini è utilizzato anche per fini artistici, con effetti spesso evidenti, ma, nella fotografia di architettura, gli effetti dovrebbero essere non identificabili dall’osservatore e volti al solo fine di aumentare la gamma dinamica dello scatto e, conseguentemente, rendere al meglio il soggetto. Insomma, evitate colori estremamente saturi e contrasti troppo elevati.

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Alle volte l’unico modo per gestire una gamma dinamica ampia è l’HDR. Senza, si rischia il clipping sulle immagini

Nel realizzare il bracketing è imprescindibile l’uso del treppiedi, se non volete correre il rischio di avere diverse immagini non perfettamente sovrapponibili tra loro. Poi dovreste impostare delle esposizioni con uno stop in più e uno in meno o due stop in più e in meno, ma non oltre, variando il tempo di esposizione, ma non il diaframma, altrimenti le diverse profondità di campo renderanno impossibile avere un’immagine coerente. Ed evitate che passi troppo tempo, tra uno scatto e l’altro, se non volete correre il rischio che le condizioni di luce cambino, rendendo inutilizzabili gli scatti ottenuti.

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Del resto in alcuni casi una caduta di luce può essere sfruttata per incorniciare un soggetto (vignettatura)

In caso di necessità, possiamo poi decidere di applicare sulla nostra lente un filtro. Un filtro polarizzatore aiuterà a eliminare riflessi sgradevoli e a saturare il cielo sullo sfondo, ma ridurrà la luminosità della scena. Se vogliamo solo saturare il cielo, possiamo valutare l’uso di un filtro graduato. Se, invece, ciò che vogliamo è proprio ridurre la luce, per esempio per usare un tempo di esposizione più lungo, la scelta più adatta è un filtro a densità neutra (ND).

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Un filtro polarizzatore elimina i riflessi

L’importante è prendersi il tempo di riflettere, pianificare e realizzare con cura le nostre fotografie. In fondo, non mi stancherò mai di ripeterlo, i nostri soggetti sono “immobili” per definizione. E, se da un lato è vero che le condizioni di luce ideale possono essere fugaci, dall’altra non si può negare che i palazzi non scappano da nessuna parte. Non cedete alla tentazione di sostituire la quantità con la qualità, scattando con varie esposizioni prese più o meno a caso, per decidere poi in post-produzione. Potreste perdere così gli scatti migliori.

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Ho avuto bisogno di qualche istante per trovare la giusta composizione per questa immagine

3 pensieri riguardo “Esposizione nella fotografia di architettura – Parte 2

  1. ottimi consigli, personalmente uso molto il polarizzatore, soprattutto nelle giornate dove c’è troppa luce, in montagna, per evidenziare i contrasti del cielo, e anche per vedere nelle profondità dei laghi. Porto con me anche gli altri filtri, che uso per fermare delle cascate con tempi lunghi, o per evidenziare dei bei tramonti. L’hdr non lo uso quasi mai, cerco di far prevalere o l’aspetto scuro o quello chiaro, a seconda dell’impronta che voglio dare all’immagine….

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